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News 16/01/2008

I disabili e le barriere. Senza lavoro 7 su 10

Diritti negati, dai viaggi allo studio...

 

   

 

2 milioni 609 mila. Questo il numero ufficiale diffuso dall’ISTAT relativo ai disabili in Italia, con una percentuale che si aggira intorno al 4,8%  per i disabili con un’età che dai 6 anni in su vivono in famiglia e balza al 18,8% se si fa riferimento agli ultra sessantacinquenni.

 

 

Tuttavia la stima appare assolutamente minore rispetto a quanto è possibile rilevare attraverso una serie di altri canali. E’ lo stesso Ministero della Solidarietà che insieme all’Istat afferma che già nel 2004 i destinatari di pensioni di invalidità siano stati di gran lunga superiori ai 4,8 milioni rilevati, con l’OMS che parla di una percentuale di invalidi che si aggira addirittura intorno al 10% della popolazione.

 

Nonostante tali cifre, la disabilità in Italia non sembra destinataria di risorse significative né di un impegno continuato e significativo nel superamento degli ostacoli che impediscono  una conduzione di vita coerente con le proprie potenzialità.  A dichiararlo apertamente sono le associazioni di disabili: Pietro Barbieri, presidente della Fish, la Federazione italiana superamento handicap composta da 34 associazioni nazionali che si prendono cura di epilettici, cerebrolesi, Down, artistici, è netto “l'inserimento sociale dei disabili in Italia funziona male” e le misure previste per agevolare una piena inclusione dei soggetti disabili accrescono la sua prerplessità” «Esistono ancora oggi strutture segreganti che prelevano ingenti risorse statali. Penso a Serra d'Aiello, in Calabria, all'Istituto Vaccari di Roma, al Piccolo Cottolengo di Tortona. Noi vorremmo che i finanziamenti pubblici fossero impiegati per includere, non per escludere. I disabili devono poter stare in mezzo a tutti gli altri. L'integrazione va cambiata con l'inclusione. Non si può pensare, per aiutarli, di aggiungere nuove tasse: i cittadini si ribellerebbero».

 

 

 

Sulla stessa lunghezza d’onda sono anche i rappresentanti di altre associazioni di categoria. Il presidente della Fand, la Federazione delle 5 associazioni storiche di ciechi, invalidi civili e sul lavoro, mutilati per servizio e sordomuti, Giovanni Pagano continua ad evidenziare quanto siano insignificanti i contributi destinati alla disabilità: «Un disabile grave, con un'invalidità del 100 per cento, riceve dallo Stato 8,4 euro al giorno. Non siamo ancora riusciti a far capire al Governo che non si può vivere così». Per Tommaso Daniele, in testa all'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uic), la nota dolente è il lavoro. Seicentomila disabili sono iscritti nelle liste di collocamento mirate, 400 mila soltanto al Sud. Il loro tasso di disoccupazione sfiora il 70%, contro quello ordinario del 5,6%. Daniele precisa: «I ciechi che lavorano sono quindicimila su 380 mila. Per noi la tecnologia sta diventando un nemico. La funzione del centralinista, che per legge ci deve essere riservata nel 51% dei casi, è sempre più spesso assolta da dischi automatici. Nei call center il problema è il precariato. Anche la professione del fisioterapista, un tempo a noi congeniale, ci viene pian piano estromessa da tecnologie sempre più sofisticate».
 

E tuttavia le percentuali relative ai disabili non sono certo quelle di una popolazione che tende ad emarginarsi ed escludersi dalla vita sociale, anzi… Il 22% dei disabili sotto i 44 anni legge i giornali quasi tutti i giorni (gli altri sono il 34%). E il 39% usa spesso il computer (le persone senza disabilità sono il 54%). Nel campo dell’Istruzione si rileva che al 2000 al 2005 gli iscritti all'università sono addirittura raddoppiati: erano 4.813, sono diventati 9.134. Il Miur parla di «incremento relativo» del 90%. Alle scuole dell'obbligo statali, nel 2005 gli alunni disabili sono stati 178.220, pari al 2%, il doppio rispetto al lustro precedente. E tuttavia se sui treni Eurostar continuano ad esserci  soltanto due  posti riservati per cui solo  il 13,7% delle persone diversamente abili ha preso il treno, contro il 31,2% degli altri, mentre sugli aerei non è permesso portare a bordo le carrozzine (disposizione Iata), il merito di tale crescita non è certo imputabile ad un qualche intervento da parte di istituzioni e soggetti aziendali, ma solo alla strenua volontà da parte dei disabili di sentirsi pienamente inclusi nelle dinamiche sociali del mondo in cui vivono.

 

 

Fonte: Corriere.it